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1. Sradicare la povertà e la fame

Famiglie bisognose ricevono case riabilitate – Presentazione di Constança de Pina

Il testo mostra come un semplice gesto può cambiare al meglio la vita di una famiglia. E se alla volontà politica, sia a livello di potere locale che centrale, si associano i mezzi per la costruzione di case, si potrebbe parlare di raggiungimento del primo degli 8 Obiettivi del Millennio.  La questione è di grande rilevanza, poiché la costruzione di case risolve uno dei principali problemi in cui la società oggi si sta imbattendo, soprattutto nei centri urbani, dove confluiscono le popolazioni in fuga dalla campagna a causa della fame, della siccità e/o delle guerre.

Partiamo dalla felice storia della consegna di due case a famiglie guidate da donne, per poi allargare il discorso all'interessante progetto “Casa para todos”, realizzato a Capo Verde.  

Due famiglie, con un livello di reddito basso, hanno visto la loro vita cambiare significativamente grazie all'aiuto di un'associazione comunitaria che ha costruito e poi assegnato a loro due nuove case. Con questo gesto, l'associazione Amici del Brasile, con il sostegno della Bolsa de Valores de Cabo Verde (The Cape Verde Stock Exchange - BVC) e di altre imprese nell'isola di Santiago (Capo Verde), ha permesso ad una famiglia di uscire dall'estrema povertà. 

Negli ultimi anni, lo stato di Capo Verde, costituito da una popolazione di cinquecentomila abitanti, ha subito una perdita di ottantamila abitazioni. Per risolvere questo problema, nell'ambito del Programma “Casa para Todos”, realizzato attraverso un finanziamento portoghese di 200 milioni di euro (2,4 milioni di escudi capoverdiani), il Governo sta provvedendo alla costruzione di circa ottomila case in tutte le isole capoverdiane, grazie all’impiego di più di quattromila persone. Il progetto rientra nell'ambito della politica di accesso e diritto ad un’abitazione dignitosa. La costruzione delle case è uno dei progetti che anche i comuni, in scala minore, portano avanti.

Il progetto è rivolto anche a giovani appena laureati che sono alla ricerca della loro prima casa. Questo perché alcuni comuni vogliono evitare la fuga di cervelli verso altre città di Capo Verde più grandi e più ricche: Praia e Mindelo. 

Dalla prima legislatura (2001), il governo di Capo Verde  ha investito molto nella  politica sociale rivolta alla costruzione di abitazioni, come una delle priorità delle politiche pubbliche. Per concretizzare gli obiettivi annunciati, il 2009 è stato proclamato  come  "Anno Nazionale dell’Abitazione". 

Nel 2009 sono state  prese una serie di misure strategiche per promuovere le abitazioni del Paese,  cercando di creare le condizioni per garantire gradualmente il diritto ad una abitazione dignitosa. 

Fonte:  http://www.expressodasilhas.sapo.cv/sociedade/item/34985-bairro-do-brasil-fam%C3%ADlias-carenciadas-beneficiam-de-casas-constru%C3%ADdas-de-raiz

http://www.expressodasilhas.sapo.cv/nacional/item/34998-programa-casa-para-todos-emprega-mais-de-quatro-mil-pessoas

 

"Gli affamati" di Maria de Lourdes Jesus - Riassunto di Mare Caela

 

Il testo è interessante perché l'autore racconta la storia delle migliaia di persone che morirono di fame a Capo Verde negli anni 40', non soltanto per la mancanza di cibo dovuta alla siccità, ma soprattutto per l'incapacità del governo coloniale di provvedere alla sopravvivenza della popolazione delle isole.Per le dimensioni che la tragedia ha raggiunto, lo spettacolo Gli affamati, soprattutto nella parte finale, si trasforma in un problema che abbraccia non solo un’epoca e un Paese, ma che si estende oltre le frontiere di Capo Verde.

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"Il raccolto 2012-2013, un’eccedenza cerealicola di 665.814 tonnellate" di Kowoma Marc DOH e Cathérine Ilboudo – Presentazione di  Kpénahi Traoré

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La sicurezza alimentare è una delle preoccupazioni più ricorrenti nei Paesi africani, soprattutto quelli situati nell’area sub-sahariana. Tra i Paesi interessati possiamo sicuramente contare il Burkina Faso, il Niger e il Mali. Questo articolo presenta soprattutto il caso del Burkina Faso, che sta concludendo la stagione agricola 2012-2013 con un’eccedenza nella produzione di cereali.

 

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L’Africa rischia di emulare i difetti piuttosto che i pregi del modello brasiliano - Intervista all'economista e sociologo Carlos Lopes, di Maria de Lourdes Jesus

 

Rientrando dalla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (Rio+20), tenutasi a Rio de Janeiro in Brasile nel luglio 2012, Carlos Lopes rilascia un'intervista per la rivista brasiliana “Época”, nella quale, dopo aver fatto un resoconto sulla Conferenza di Rio, stabilisce un confronto con la realtà africana. Secondo l'autore, dopo la Seconda Guerra Mondiale vi è stato un periodo, durato circa 30 anni, in cui la crescita economica mondiale è aumentata. In questi anni la preoccupazione mondiale era legata alla produzione di ricchezza e poco alla sua distribuzione. Solo dopo anni ci si è iniziati a preoccupare di uguaglianza, di distribuzione di ricchezza e del possibile esaurimento delle risorse del pianeta. Sono questi i tre elementi che hanno dato origine al concetto di sviluppo sostenibile.
Alla domanda riguardante il raggiungimento degli obiettivi sullo sviluppo sostenibile nel mondo, Carlos Lopes risponde che i dati per valutare lo stato di salute del mondo sono forniti attraverso l’analisi degli Obiettivi del Millennio, definiti dalle Nazioni Unite. Negli obiettivi sono incluse questioni sociali, economiche e ambientali. Fino al 2011 erano stati raggiunti solo alcuni di questi obiettivi. Secondo l'economista Lopes siamo a metà strada (per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi). Tutti credono tuttavia che per il 2015 non sarà possibile raggiungerli e sottolineano che si tratta comunque di obiettivi realistici, non di obiettivi per la trasformazione totale del pianeta.
Rispetto alla situazione africana, afferma: se è vero che l'Africa cresce economicamente del 5,8%, questo continente deve affrontare ancora quattro problemi, che potranno influenzare molto la qualità della crescita economica. Questi problemi sono: la notevole crescita demografca e l'interconnessione dei confitti nelle due grandi aree: nel Sahel, a Sud del Sahara, e nella Valle di Rift, nel Corno d'Africa, fino ai Grandi laghi in Congo, Rwanda e Burundi. Un terzo problema riguarda la composizione del PIL dei Paesi africani, caratterizzato da una percentuale di prodotti agricoli sempre più bassa.
L'ultima questione è costituita dalle grandi riserve di terreno arabile di cui l'Africa dispone. Secondo l'economista Lopes purtroppo l'Africa non è in grado di sfruttare questi terreni senza danneggiare l'ambiente.
La sfida che si pone è quella di ricevere un'attenzione particolare a livello mondiale e codici di comportamento da parte dei ricercatori, di migliorare gli studi sulle politiche agricole e incrementare la difesa dei diritti dei più vulnerabili. È questo un grande campo che si apre e che potrà comportare tremende conseguenze negative per l'Africa, ma è uno sforzo inevitabile.

Sull'intervistato: Carlos Lopes, nato in Guinea-Bissau, ha conseguito un Dottorato in Storia dell'Africa all'Università di Parigi 1 Panthéon-Sorbonne. È stato nominato da Ban Ki-moon Segretario esecutivo della Comissione Economica per l'Africa presso l'ONU e direttore esecutivo dell'UNITAR (United Nations Institute for Training and Research). Il suo nome è sempre stato associato a grandi processi di riforma nelle Nazioni Unite; nella sua lunga e brillante carriera ha fondato varie istituzioni, compreso il famoso Istituto di Ricerca della Guinea-Bissau. Ha lavorato presso l'Istituto Nordico degli Studi Africani, è stato rappresentante dell'ONU in Zimbabwe e in Brasile e responsabile del Dipartimento delle politiche di sviluppo del PNUD. È stato inoltre direttore politico del Segretario-Generale dell'ONU Kofi Annan. Oggi gestisce due istituzioni di formazione e ricerca dell'ONU: UNITAR, a Ginevra, e l'UN System Staf College, a Torino. Lopes è anche l'artefce dei sofisticati programmi di Knowledge Systems del PNUD. Si è occupato della riorganizzazione del libro “Capacity for Development”, che vide il contributo del Premio Nobel per l'Economia Joseph Stiglitz.

Fonte: http://opais.sapo.mz/

"Issa Sidibé, studente della classe 4° presso Toumousséni: «La mia vita con il Biodigestore»" di Kader Traore - Burkina Faso

Il Biodigestore è un’opera complessa nella quale, in assenza di ossigeno, la sostanza organica viene trasformata in biogas, offrendo una soluzione alternativa nella lotta contro il degrado ambientale, climatico e contro la povertà. Questa tecnica, con lo scopo di aiutare le persone a migliorare la loro vita, è stata lanciata nel 2011 in Burkina Faso e alcuni utenti hanno già sperimentato i suoi benefici. Questo è il caso della famiglia che vive nella regione di Cascades, a ovest del Burkina Faso.

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"La stagione dei fagioli a Mikassou" di Baudouin Mouanda - Congo

Sotto-Obiettivo 1.A Ridurre della metà, fra il 1990 e il 2015, la percentuale di popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno.

 

Attraverso la serie La stagione dei fagioli a Mikassou, il fotografo congolese Baudouin Mouanda mostra la realtà degli agricoltori in Congo. Nella vita quotidiana, queste persone vivono con meno di un euro, circa un dollaro al giorno, con la loro intera famiglia.
Eppure, alcuni sono laureati, altri sarebbero dei commercianti ma non hanno trovato altri modi per sfamare le loro famiglie se non quello di lavorare la terra per uno stipendio così basso.
Come sottolineato nel vertice delle Nazioni Unite a New York nel 2010, il numero di persone che vive al di sotto della soglia di povertà (meno di 1,25 $ al giorno) è diminuito da 1,8 a 1,4 miliardi di persone nel quindicennio tra il 1990 e il 2005.

«Sono a Mikassou, un villaggio noto per la produzione di fagioli, che si trova a più di 400 km a sud ovest di Brazzaville, Repubblica del Congo. Poco oltre, gruppi di uomini e donne si stanno preparando per andare al lavoro. Senza dubbio è tempo di raccolto. Commercianti, grossisti si danno da fare alla ricerca di tonnellate di fagioli che possono andare dispersi negli accampamenti e che servono allo stoccaggio e alla preparazione dei prossimi raccolti. L'idea non è molto apprezzata tra i grossisti che riforniscono la città di fagioli; a causa della scarsità di piogge, inoltre, il livello di produzione non li rassicura piùe non uguaglia quello degli anni precedenti. Si lamenta un agricoltore, "è troppo caldo, i nostri campi non producono più bene, i tempi sono duri e ora... anche quando piove, la pioggia crea il caos durante il raccolto".

Nel villaggio il silenzio non regna sovrano, il capo del villaggio perseguita i mercanti che incoraggiano gli agricoltori a vendere il loro intero raccolto e sono quindi la causa dell’aumento delle derrate alimentari. Alla fine anche la terra diventerà un bene, in cui a sua volta vengono impiegati gli abitanti del villaggio per lavorare i loro campi. Tra i lavoratori, ci sono ciadiani e camerunesi in cerca di lavoretti che rafforzano la mano d’opera. Martin, 38 anni, rwandese rifugiato in Congo da ben 15 anni che viaggia da un villaggio all'altro in cerca di lavoro, dice: "Qui, lavorare nei campi mi fa guadagnare 500 franchi al giorno o più, con questi soldi, sono in grado di sfamare la mia famiglia, i miei due bambini e mia moglie."»

"Incontri" di DWA (Eric Andriantsialonina) - Madagascar

Sotto-obiettivo 1.B Garantire una piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutti, compresi donne e giovani.

 

 

Incontri, di Eric Andriantsialonina, in arte Dwa (Madagascar), descrive con una schiettezza insolita il buon senso di un padre di famiglia che ha dovuto accettare un lavoro al di sotto della sua qualifica professionale. Interpreta così, con una storia concreta, l’OSM 1 “Sradicare la povertà estrema e la fame” e in particolare il sotto-obiettivo 1.B “Garantire una piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutti, compresi donne e giovani”.

"Il trasporto dei buoi da Bangui a Brazzaville" di Francis Kodia - Congo

Sotto-obiettivo 1.C Ridurre della metà, fra il 1990 e il 2015, la percentuale di popolazione che soffre la fame.

 

Il fotografo congolese Francis Kodia ci invita a conoscere il viaggio fatto dai buoi da Bangui a Brazzaville per arrivare sulle tavole degli abitanti della città. Ci invita anche a ripensare a come l’Africa gestisce il proprio bestiame e la propria agricoltura, per ottenere una produzione ed un consumo razionale autosufficiente. Alcuni paesi africani hanno infatti il problema di produrre autonomamente il cibo per nutrire la propria popolazione e non sono autosufficienti in termini di orticoltura, carne e cereali. Essi devono importare da altri paesi questi prodotti.

Scarica la presentazione di "Il trasporto dei buoi da Bangui a Brazzaville"